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Degrado e sovraffollamento in carcere a Salerno, lettera-denuncia dell’associazione Provenza Attualità zonarcs 

Degrado e sovraffollamento in carcere a Salerno, lettera-denuncia dell’associazione Provenza



Il 4 giugno scorso una delegazione dell’associazione ha visitato la struttura penitenziaria insieme all’associazione Nessuno Tocchi Caino, nell’ambito di un’opera laica di misericordia corporale. La delegazione era guidata dall’onorevole Sergio D’Elia, segretario dell’associazione, e dall’onorevole Elisabetta Zamparutti, tesoriera e rappresentante italiana nel Comitato per la Prevenzione della Tortura (CPT) presso il Consiglio d’Europa.

Al centro della denuncia c’è la Prima Sezione del carcere, quella destinata ai detenuti comuni – descritti nella lettera come persone con fragilità psichiche, tossicodipendenti e migranti. Secondo i firmatari, la sezione presenterebbe pareti con copiose infiltrazioni d’acqua, con rischi che si spingerebbero fino al limite della resistenza strutturale. I servizi igienici e le aree esterne dedicate alle docce verserebbero nelle medesime condizioni di degrado.

Sul fronte del sovraffollamento, la lettera segnala una percentuale superiore alla media nazionale: celle di pochi metri quadri ospiterebbero fino a sette o otto persone, con spazio calpestabile ridotto a pochi centimetri al netto degli arredi. L’arrivo del caldo estivo, scrivono i firmatari, aggrava ulteriormente una situazione già al limite.

 

La denuncia non riguarda soltanto i detenuti. I firmatari sottolineano come il personale penitenziario — gli agenti di custodia — sia sottoposto alle medesime condizioni ambientali degradanti, pur non avendo subito alcuna condanna né provvedimento giudiziario. “Carcerati e carcerieri accomunati dallo stesso disumano destino”, si legge nel testo.

La lettera richiama anche le parole di Papa Francesco sulla “pena di morte mascherata”, evocando i casi — definiti sempre più frequenti — in cui alla detenzione si aggiungono conseguenze letali, tanto per i detenuti quanto per il personale.

L’associazione radicale “Maurizio Provenza” chiede formalmente un incontro urgente con le autorità competenti, anche per affrontare il tema dei Consigli di Aiuto Sociale (CAS), previsti dall’articolo 75 dell’Ordinamento Penitenziario, strumenti di reinserimento sociale che i firmatari ritengono sottoutilizzati o inapplicati.

Nel testo si cita Aldo Moro, con un invito a immaginare “non un diritto penale migliore, ma qualcosa di meglio del diritto penale”, a indicare che la questione carceraria non si esaurisce nell’emergenza strutturale ma rimanda a una più ampia riflessione sul senso della pena.

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